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Mittente |
Chiabrera Gabriello |
Destinatario |
Striggio Alessandro |
Data |
10/10/1610 |
Tipo data |
effettiva |
Luogo di partenza |
Savona |
Luogo di arrivo |
Casale |
Incipit |
Il pedone da me mandato costì, al suo ritorno mi ha trovato in mano de' medici |
Contenuto e note |
Informa Striggio sulle sue condizioni di salute: a causa della temperatura troppo calda e del troppo lavorare, Chiabrera è divenuto iterico e i medici gli hanno prescritto delle cure e lo hanno sottoposto a dei salassi, e la febbre si è calmata. Per questo motivo, non potrà raggiungere Striggio e [Vincenzo I Gonzaga] quanto prima; ma se la sua presenza è ritenuta indispensabile, li raggiungerà subito. Egli sa che la sua unica importanza è quella di poter divertire con la sua scrittura i Signori, ma è sua opinione che questa ricreazione non sia da poco. Per quanto riguarda la messa in scena dalla sua favoletta [forse ‘Angelica in Ebuda’, Firenze, Zanobi Pignoni, 1615] [cfr. lettera del 29-7-1610: “ In Firenze io hebbi lettere del Serenissimo Signor Prencipe nostro”], ritiene che debba solo essere cantata e non musicata perchè egli vorrebbe mettere in scena "una favola di per sè grave": Chiabrera aspira all'equilibrio tra musica e poesia come nell'antico teatro greco; ma sa anche che la musica incontra il favore del pubblico. Conclude ringraziando Striggio per aver mediato col tesoriere, anche se gli dispiace di aver dato l'impressione di tenere molto ai soldi [cfr. lettera del 29-6-1610 "Mando col presente la favoletta commandatami al Serenissimo Signor Prencipe"] e gli chiede di inviare le lettere a lui destinate al Signor Giulio Cesare Alberighi, perchè saranno più sicure e veloci. |
Fonte o bibliografia |
Gabriello Chiabrera, Lettere, a. c. di Simona Morando, Firenze, Olschki, 2003, num. 203 |
Compilatore |
Marchesi Marina |
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