Mittente Dovizi, detto il Bibbiena Bernardo Destinatario de' Medici Piero
Data 13/3/1494 Tipo data effettiva
Luogo di partenza [Napoli] Luogo di arrivo Firenze
Incipit Io scripsi ultimamente alla Magnificentia Vostra come il Signore per spacciarmi
Contenuto e note Dopo aver assistito alle battute di caccia del re [Alfonso II] a "Casale" [Casal di Principe], Bibbiena ha ricevuto licenza di tornare a Firenze e si trova già in viaggio nei pressi di Napoli. La lettera è un resoconto a Piero de’ Medici di un importante colloquio avuto col re durante la caccia. Bibbiena rivela al re di aver sempre saputo che all’origine dell’ostilità del "signor Ludovico" [Ludovico Sforza, il Moro], "autore et motore" dell’impresa francese [quella che Carlo VIII sta preparando contro Napoli], c’è proprio la vicinanza estrema tra Napoli e Firenze dalla quale egli si sente minacciato. Il Moro ha creato la crisi e può esserne il medico, ma, se verrà pubblicata un’alleanza tra il papa [Alessandro VI] e Napoli che coinvolga anche Firenze, la sua ostilità non potrà che crescere. Per questo ben difficilmente Piero si esporrà in una alleanza antifrancese, perché, al di là dell’amicizia nei confronti di Alfonso II, questo gesto esporrebbe inutilmente i mercanti fiorentini e Firenze stessa al pericolo. Il re risponde meravigliato di aver creduto l’opposto, ma Bibbiena insiste sull’inutilità di un’aperta alleanza che potrebbe solo nuocere, laddove l’antico vincolo di amicizia tra Firenze e Napoli implica in ogni caso una difesa reciproca in caso di attacco. L’accordo col papa va dunque siglato al più presto, ma senza la partecipazione di Firenze. Il papa si manterrà fedele ai patti anche senza i Medici, dal momento che lo stringeranno motivi di interesse e l’"amore del figlolo" [Goffredo Borgia, che Alfonso II pretende in ostaggio a garanzia dei patti]. Secondo Bibbiena l’anno prima il papa ha usato come pretesto l’assenza dei fiorentini per defilarsi e non osservare quanto promesso a "don Federigo" [Federico d’Aragona, secondogenito di Ferdinando I]: ora le condizioni sono per lui più vantaggiose, a partire dal fatto che il "duca di Candia" [Giovanni Borgia] verrà messo al soldo del re e otterrà un territorio nel Regno. Alfonso si convince della bontà delle ragioni esposte da Bibbiena: si impegna a non insistere oltre nel cercare una pubblica intesa con Piero e a comunicarlo a "Virginio" [Orsini, tra i mediatori dell’alleanza]. Licenzia Bibbiena con il dono di un cavallo e di una mula da portare a Piero. La lettera è datata al 1493, more fiorentino.
Fonte o bibliografia Giuseppe Lorenzo Moncallero, Epistolario di Bernardo Dovizi da Bibbiena, vol. I (1490-1513), Firenze, Olschki, 1955, pp. 68-74
Compilatore Marini Paolo
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