Mittente Della Casa Giovanni Destinatario Farnese Alessandro
Data 15/1/1547 Tipo data effettiva
Luogo di partenza Venezia Luogo di arrivo [Roma]
Incipit Per quanto io ritraggo questi Signori Illustrissimi non risponderanno anco per questo corriero
Contenuto e note I Capi non daranno risposta nemmeno con questo corriere sulla causa di Ceneda [il vescovo Marino Grimani aveva emanato un proclama che obbligava a non ricorrere più in appello a Venezia, arrogandosi quindi la piena giurisdizione sulla città. La Signoria aveva allora deciso di togliere al vescovado il potere temporale], perché non si farà il Pregadi che doveva dirimere la questione. Ha sentito poi da qualcuno che quell'Antonio Erice che ha persuaso la Signoria a togliere la iurisdizione al vescovado di Ceneda si prepara a difendere la decisione in Pregadi. Vittorio Grimani è stato a visitare il Casa e si è scusato di aver preso i frutti [del vescovado] di Ceneda: si dichiara comunque pronto a renderne conto a Sua Santità [papa Paolo III, nato Alessandro Farnese]. Guido Palello, Commissario della Camera Apostolica, ha chiesto al Casa di controllare se Hieronimo [?], nominato nipote adottivo nel testament+K7o del cardinal Grimani [Marino] fosse figlio del cardinale stesso ed egli ha interrogato cinque testimoni che "provarono assai bene la intention della Camera". Monsignor di Sant'Angelo [Valerio Cancellieri] aveva fatto avere al Casa il breve del papa e la lettera del Camerlengo [Guido Ascanio Sforza] sul possesso del Patriarcato di Costantinopoli quattro giorni prima ed egli le aveva subito presentate in Collegio: il Principe [il doge Francesco Donato] ha detto che la causa sarebbe stata proposta e discussa in Pregadi [Senato] senza difficoltà, ma alcuni senatori gli hanno ricordato l'interesse del "Patriarca [di Costantinopoli] vecchio di Ca' Pesaro [Francesco Pesaro]", della qual cosa il Doge non era informato. I membri di questa famiglia [Pesaro] sostengono che il patriarca vecchio abbia lasciato al Grimani [Marino] questo Patriarcato, riservandosene i frutti, senza esplicitare nulla nelle bolle. [I Pesaro] hanno inoltre sostenuto "di voler far ogni opera a favor mio et di questo possesso, et che già haveano parlato con molti dei Signori di Collegio, et detto loro che non pretendevano da Nostro Signore [il papa] altro che gratia et benignità". Il Casa andrà in Collegio lunedì per questa questione, ma ritiene che sarebbe cosa molto gradita alla città e al clero locale se il papa accontentasse almeno in parte i Pesaro. Il coauditore [della Camera Apostolica] di Bergamo, ha avuto difficoltà col Rettore [forse il Podestà, Daniele Venier], e le lettere di lamentela non sono giunte al Casa perché il padre e il fratello [del Venier], entrambi senatori, le hanno intercettate, pregandolo inoltre di non portare la causa in Collegio. La mattina [del giorno della lettera] si era detto che al duca di Piacenza [Pier Luigi Farnese] erano state tirate due archibugiate "da due che venivano a cavallo imbacuccati", che però lo avevano mancato. In serata, la notizia è stata smentita. Ha avuto il catalogo delle scritture di Maffio Bernardi, in cui però non c'è traccia di una che si riferisca all'Inghilterra. Pare che i Capi abbiano lettere del 4 [dicembre] dalla corte di Francia, in cui si dice che gli ambasciatori dei protestanti erano partiti e che il Re Cristianissimo [Francesco I di Valois] aveva dato loro 50000 scudi, con la promessa di darne altrettanti tra 15 giorni, e poi ancora a febbraio. Benché sia sicuro che il Farnese [il cardinale Alessandro, Segretario di Stato pontificio] abbia notizie della cosa da Monsignor Dandino [Girolamo, nunzio apostolico in Francia], ha chiesto a un confidente dell'ambasciatore francese [Jean de Morvilliers], il quale ha risposto che loro non ne sapevano nulla, ma è comunque probabile che la cosa sia vera, perché il Valois "si sarà sforzato di far questo atto meno palesemente che si sia potuto", senza avvisarne gli ambasciatori. Sono arrivate anche lettere dall'esercito ma non sa cosa contengano. Nel fondaco dei tedeschi ci sono lettere del primo [dicembre] secondo cui Augusta [Augsburg] e Argentia [Strasburgo] avevano rifiutato un accordo con Sua Maestà [Carlo V d'Asburgo], che gli svizzeri si erano messi sotto la loro protezione e che Sassonia [il principe elettore Giovanni Federico I], insieme al Langravio [Filippo d'Assia], avrebbe in breve recuperato il suo stato. La Signoria dà ancora per scontato che Carlo V troverà molte difficoltà. I francesi dicono di aspettare Monsignor di Ramon [Gabriel de Luetz, Baron et Seigneur d'Aramon et de Vallabregues, ambasciatore francese a Costantinopoli, conosciuto come Gabriel d'Aramon, da cui l'italianizzazione in "Ramon"] fra quattro o sei giorni.
Fonte o bibliografia Ms. Vaticano Latino 14828, cc. 83v - 85v, copia del segretario Erasmo Gemini. Inedita.
Compilatore Boggiani Alessandro
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